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I pesci del Golfo dell’Asinara: guida alle specie che peschiamo (e vediamo) ogni giorno

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Aggiornato a ottobre 2026

I pesci del Golfo dell’Asinara che vediamo più spesso salpando le nasse sono in realtà un po’ di tutto: polpi, granchi, seppie e pesce da zuppa come gli scorfani, e ogni tanto una murena. Poi ci sono gli ospiti che non finiscono in pentola: paguri, piccoli gamberi rossi, stelle marine, cozze e patelle attaccate alle nasse.

Noi siamo Davide e Silvia e queste specie le vediamo ogni giorno dalla Motopesca Alex, tra Stintino e l’Asinara. In questa guida ti raccontiamo come riconoscerle, dove vivono, quali curiosità nascondono e cosa ne facciamo: cosa diventa il pranzo di bordo e cosa torna in mare.

In breve

  • Dalle nasse escono soprattutto polpi, granchi, seppie e pesce da zuppa (come gli scorfani), e a volte una murena.
  • Paguri, gamberetti, stelle marine e il pescato sotto taglia tornano subito in mare.
  • L’Area Marina Protetta “Isola dell’Asinara” è nata nel 2002 e copre 10.732 ettari di mare.
  • Sul versante orientale dell’isola c’è una prateria di Posidonia oceanica di circa 15 km², rifugio e “asilo” per moltissime specie.
  • Facendo snorkeling è facile vedere saraghi, salpe, castagnole e donzelle.

Perché il Golfo dell’Asinara è così ricco di vita

Il Golfo dell’Asinara è il tratto di mare chiuso a ovest dall’isola e dalla punta di Stintino. È più riparato del versante occidentale dell’isola, che guarda il mare aperto ed è esposto al maestrale. Qui i fondali scendono dolcemente: secondo l’Ente Parco la profondità media del golfo è di circa 50 metri, e verso costa si alternano sabbia, roccia e praterie di Posidonia.

Per questo in una sola salpata possono uscire specie molto diverse: chi vive tra le rocce, chi nella sabbia, chi nelle praterie.

L’Area Marina Protetta “Isola dell’Asinara”

Attorno all’isola c’è l’area marina protetta dell’Asinara, istituita nel 2002 e gestita dall’Ente Parco Nazionale dell’Asinara. Secondo i dati ufficiali dell’Ente Parco protegge 10.732 ettari di mare e quasi 80 chilometri di costa. Dentro l’area navigazione, ancoraggio e pesca hanno regole precise, diverse da zona a zona.

La protezione si vede: l’Ente Parco segnala popolazioni abbondanti di murene, gronchi e polpi, ed è anche per questo che le specie marine dell’Asinara sono così facili da osservare.

La Posidonia oceanica, la “foresta” del golfo

Dettaglio delle foglie a nastro di Posidonia oceanica sul fondale
Le foglie a nastro della Posidonia oceanica: la prateria è rifugio e nursery per moltissime specie.

La Posidonia oceanica non è un’alga: è una pianta marina, con radici, foglie a nastro, fiori e frutti, ed esiste solo nel Mediterraneo. Le sue foglie lunghe, verdi da giovani e brune da vecchie, formano praterie che ondeggiano con la corrente.

All’Asinara la prateria più estesa si trova sul versante orientale, tra la Rada dei Fornelli e Punta Sabina, fino a circa 35 metri di profondità, per una superficie di circa 15 km². L’Ente Parco la definisce uno dei posidonieti più importanti del Mediterraneo, in ottime condizioni generali.

Perché conta per i pesci? Perché la prateria è insieme riparo, dispensa e nursery. Le radici e i rizomi intrecciati formano le cosiddette matte, che trattengono la sabbia e frenano le onde; tra le foglie si nutrono e crescono labridi, saraghi, salpe, cavallucci marini e pesci ago. Anche le aragoste, da giovani, si possono osservare nella posidonia.

Le foglie morte che d’inverno arrivano sulle spiagge sono un segno di salute del mare, non sporcizia: ne parliamo anche nella guida alle spiagge di Stintino.

Quali pesci del Golfo dell’Asinara escono dalle nasse

La nassa è una trappola selettiva: le specie arrivano a bordo vive e intere, e possiamo decidere sul momento cosa trattenere e cosa liberare. Se vuoi capire bene come funziona la nostra giornata in mare, leggi la guida su cos’è il pescaturismo. Qui ci concentriamo su chi c’è dentro le nasse.

Il pescato cambia con la stagione, la temperatura dell’acqua e il vento: nessuna salpata è uguale all’altra.

Il polpo (Octopus vulgaris)

Davide mostra agli ospiti un polpo appena salpato con le nasse
Un polpo appena uscito dalla nassa: guarda come cambia colore in pochi secondi.

È il protagonista di molte giornate. Il polpo comune ha otto braccia con due file di ventose ciascuna e un corpo morbido senza scheletro, che gli permette di infilarsi in fessure strettissime. Vive in tane tra le rocce e ai margini delle praterie, spesso riconoscibili per i gusci vuoti di molluschi e granchi accumulati all’ingresso.

Ha tre cuori e sangue blu, perché il pigmento che trasporta l’ossigeno contiene rame invece del ferro. Cambia colore e perfino la consistenza della pelle in una frazione di secondo, grazie a cellule pigmentate chiamate cromatofori. E vive poco: in genere uno o due anni. La femmina sorveglia le uova fino alla schiusa e poi muore.

In cucina: è la base del polpo alla stintinese con patate, uno dei piatti che Silvia prepara più spesso a bordo.

La seppia (Sepia officinalis)

Si riconosce dal corpo ovale e appiattito, bordato da una pinna sottile che ondeggia come una frangia. Ha otto braccia e due tentacoli più lunghi, che scatta in avanti per catturare le prede. All’interno ha l'”osso di seppia”, una conchiglia interna porosa che usa per regolare il galleggiamento.

Ama i fondali sabbiosi e le praterie di posidonia, dove si mimetizza alla perfezione. Come il polpo cambia colore in un istante, e quando si sente minacciata rilascia una nuvola d’inchiostro, il famoso “nero di seppia”. Nelle nasse è più frequente in alcuni periodi dell’anno, quando si avvicina alla costa per riprodursi.

In cucina: quando c’è, entra nel menu del giorno insieme al resto del pescato.

Granchi e piccoli gamberi rossi

Nelle nasse finiscono granchi di diverse specie e dimensioni: da quelli più robusti, con chele importanti, ai granchietti rossi che stanno nel palmo di una mano. Per distinguerli guarda la forma del carapace, il colore e le chele: alcune specie hanno chele grandi e asimmetriche, altre sottili.

A volte escono anche piccoli gamberi rossi, quasi trasparenti in controluce. Vivono negli anfratti delle rocce e tra la vegetazione, e si muovono con scatti all’indietro grazie a un colpo di coda.

In cucina: i granchi più grandi diventano il sugo per gli spaghetti al sugo di granchio, uno dei piatti più amati dai nostri ospiti. I gamberetti e i granchi piccoli tornano in mare.

Il pesce da zuppa: scorfani e compagni

“Pesce da zuppa” è il nome che si dà a quelle specie di scoglio dalla carne saporita, spesso piene di spine, perfette per sughi e zuppe. Nelle nostre nasse il più classico è lo scorfano. Nel golfo vivono lo scorfano rosso (Scorpaena scrofa), più grande e con piccole appendici carnose sotto il mento, e lo scorfano nero (Scorpaena porcus), più piccolo, bruno, con due lunghe “ciglia” sopra gli occhi.

Entrambi sono maestri del mimetismo: restano immobili sul fondo, colorati come la roccia, e aspettano che una preda passi a tiro. Attenzione però: le spine della pinna dorsale sono collegate a ghiandole velenifere e una puntura è molto dolorosa. A bordo li maneggia chi ha esperienza, con i guanti.

A seconda della zona possono uscire anche altri pesci di scoglio, come tordi, sciarrani o perchie.

La murena (Muraena helena)

È l’incontro che fa più impressione. La murena mediterranea ha un corpo lungo e serpentiforme, bruno scuro con macchie chiare giallastre, senza pinne pettorali. Vive negli anfratti rocciosi, da cui spunta solo con la testa.

Quella bocca che si apre e si chiude in continuazione sembra una minaccia, ma è il suo modo di respirare: pompa acqua sulle branchie. Come altre murene ha un secondo paio di mascelle in gola, che spinge in avanti per trascinare la preda verso l’interno. Morde se si sente in pericolo: a bordo la maneggia solo Davide.

Gli ospiti che tornano in mare: paguri, stelle marine, cozze e patelle

Una parte di quello che sale con le nasse non interessa la cucina, ma è quello che i bambini aspettano di più.

I paguri

Il paguro ha l’addome molle e senza corazza: per proteggerlo si infila nella conchiglia vuota di una lumaca di mare e la porta con sé; quando cresce, deve cercarne una più grande. Uno dei più vistosi è il paguro rosso (Dardanus arrosor), che spesso porta sulla conchiglia una o più anemoni di mare: un’alleanza in cui l’anemone lo difende con i suoi tentacoli urticanti e in cambio si nutre degli avanzi dei suoi pasti. Dopo la foto, torna in acqua.

Le stelle marine

Le stelle marine che escono con le nasse sono spesso rosse o arancioni, con cinque braccia, come la stella rossa (Echinaster sepositus), molto comune nel Mediterraneo. Sono echinodermi, parenti dei ricci di mare, e si muovono grazie a centinaia di piccoli “piedini” ad ambulacro sotto le braccia. Molte specie sono in grado di rigenerare un braccio perso. L’Ente Parco le cita tra gli abitanti tipici della base della prateria di posidonia.

Non si mangiano e non si portano a casa come souvenir: le guardiamo, le fotografiamo e le rimettiamo in mare subito.

Cozze e patelle sulle nasse

Una nassa con cozze e patelle attaccate alla struttura
Cozze e patelle colonizzano le nasse: una piccola scogliera artificiale.

Le nasse che restano in acqua diventano piccole scogliere artificiali. Sulla struttura si attaccano cozze (Mytilus galloprovincialis), che si ancorano con il bisso, i filamenti che producono, e patelle, le “conchiglie a cappello” che si fissano alle superfici e brucano le alghe.

Le patelle ci danno lo spunto per parlare di una specie speciale dell’Asinara: la patella gigante (Patella ferruginea). Vive sulle rocce della costa, nella fascia bagnata dalle onde, ed è fortemente minacciata in tutto il Mediterraneo. Secondo l’Ente Parco, all’Asinara le sue popolazioni sono in buone condizioni, con esemplari fino a 10 cm. È una specie protetta: non va mai staccata.

Tabella: le specie che incontri a bordo e cosa ne facciamo

SpecieCome riconoscerlaDove viveCosa ne facciamo
Polpo (Octopus vulgaris)Otto braccia con due file di ventose, cambia coloreTane tra rocce e margini della posidoniaCucina: polpo alla stintinese con patate
Seppia (Sepia officinalis)Corpo ovale con pinna a frangia, osso internoSabbia e praterie di posidoniaCucina, quando c’è
Granchi (varie specie)Carapace duro, chele, colori dal bruno al rossoRocce e fondali mistiI grandi in cucina (sugo), i piccoli in mare
Scorfano rosso e nero (Scorpaena scrofa, S. porcus)Testa grande, spine, colori mimeticiFondali rocciosiCucina: sughi e zuppe; i piccoli tornano in mare
Murena (Muraena helena)Corpo serpentiforme bruno maculato, senza pinne pettoraliAnfratti rocciosiSi osserva con prudenza; decide il comandante
PaguriCrostaceo dentro una conchiglia vuotaFondali sabbiosi e rocciosiRilascio
Piccoli gamberi rossiPochi centimetri, rossi e semitrasparentiAnfratti e vegetazioneRilascio
Stelle marineCinque braccia, spesso rosse o arancioniRocce e base della posidoniaRilascio immediato
Cozze e patelleConchiglie attaccate alla nassaQualsiasi superficie dura sommersaSi osservano

Taglie minime e specie protette: cosa torna in mare

Sulla Motopesca Alex il pescato sotto taglia torna in mare subito, davanti agli ospiti. Lo chiede la legge, e lo chiede il buon senso: un pesce che non si è ancora riprodotto è il pescato di domani.

Le regole in sintesi

Nel Mediterraneo le taglie minime di riferimento per la conservazione sono fissate dal Regolamento (UE) 2019/1241 (allegato IX). Qualche esempio: sarago maggiore 23 cm, sarago fasciato 18 cm, cernie 45 cm, aragoste 90 mm di lunghezza del carapace.

Alcune specie sono protette e non vanno prelevate: tra quelle citate dall’Ente Parco ci sono la patella gigante (Patella ferruginea), la nacchera (Pinna nobilis) e la cicala di mare o magnosa (Scyllarides latus). Dentro l’Area Marina Protetta valgono inoltre le regole specifiche dell’Ente Parco.

La nacchera merita due righe in più. È il bivalve più grande del Mediterraneo e vive piantato nella sabbia tra la posidonia. Dall’autunno del 2016 una moria di massa, causata soprattutto da un parassita, ha decimato le sue popolazioni in tutto il Mediterraneo, e oggi la specie è considerata a rischio di estinzione.

Anche l’aragosta (Palinurus elephas) vive nei nostri fondali: secondo l’Ente Parco, da adulta si trova tra 15 e 100 metri, negli anfratti rocciosi. È una delle specie più regolamentate del Mediterraneo, con taglia minima e periodi di divieto.

Cosa vedi facendo snorkeling nel Golfo dell’Asinara

Durante le soste per il bagno, tra rocce e posidonia, i pesci del Mediterraneo più facili da riconoscere sono questi, tutti presenti nell’elenco delle specie dell’Ente Parco:

  • Saraghi: il sarago fasciato (Diplodus vulgaris) ha due bande nere, una dietro la testa e una prima della coda; il sarago maggiore (Diplodus sargus) ha strisce verticali scure e una macchia nera sul peduncolo della coda.
  • Salpe (Sarpa salpa): argentee con sottili righe dorate lungo il corpo, nuotano in banchi. Sono tra i pochi pesci erbivori del Mediterraneo e brucano proprio le foglie di posidonia.
  • Castagnole (Chromis chromis): piccole, scure, a nuvole sopra le rocce. I giovani hanno un colore blu elettrico che sembra illuminato.
  • Donzelle (Coris julis): sottili e velocissime. Molte nascono femmine e diventano maschi crescendo, cambiando livrea: i maschi hanno una banda arancione a zig-zag sul fianco.
  • Occhiate (Oblada melanura): argentee, con una macchia nera bordata di bianco prima della coda.
  • Sciarrano (Serranus scriba): ha sulla testa un disegno che ricorda una scrittura, da cui il nome scientifico.

Con un po’ di fortuna, nelle zone rocciose più profonde, puoi vedere anche una cernia bruna (Epinephelus marginatus), che qui, secondo l’Ente Parco, si spinge a profondità minori rispetto alle aree non protette. Se vuoi prepararti, leggi la nostra guida allo snorkeling a Stintino e all’Asinara; se invece hai il brevetto, trovi i fondali più profondi nella guida alle immersioni a Stintino.

Tartarughe e delfini

Può capitare di incrociare una tartaruga marina. Quelle ferite vengono curate a Cala Reale, dove facciamo sosta: ecco come lavora il C.R.A.M.A., l’ospedale delle tartarughe marine. Le acque dell’Asinara fanno inoltre parte del Santuario dei Cetacei: l’Ente Parco segnala la presenza di tursiopi e, al largo, di balenottere e capodogli.

Il consiglio di Davide

Quando apriamo le nasse, aspetta che siamo noi a passarti gli animali. Polpi e granchi si possono tenere in mano per una foto, ma scorfani e murene no. E ricordati: ogni minuto fuori dall’acqua conta, quindi prima guardiamo, poi fotografiamo, poi liberiamo.

Il consiglio di Silvia

Durante lo snorkeling nuota lungo il bordo tra la sabbia e la posidonia: è lì che si concentra la vita. Muoviti piano, non toccare nulla e lascia che i pesci si avvicinino da soli. Le salpe e i saraghi sono curiosi, se resti fermo.

Se ti incuriosisce il legame antico tra Stintino e il mare, leggi la storia della Tonnara Saline; se vuoi organizzare la tua giornata sull’isola, parti dalla guida su come visitare l’Asinara.

Domande frequenti sui pesci del Golfo dell’Asinara

Quali specie si pescano con le nasse nel Golfo dell’Asinara?

Soprattutto polpi, granchi, seppie e pesce da zuppa come gli scorfani. A volte esce una murena, mentre paguri, stelle marine e pescato sotto taglia tornano in mare.

Cosa si vede facendo snorkeling all’Asinara?

Nelle cale è facile vedere saraghi, salpe, castagnole, donzelle e occhiate, soprattutto vicino alle praterie di posidonia. Con un po’ di fortuna anche una cernia bruna.

Si possono portare a casa stelle marine o conchiglie?

No, ti chiediamo di lasciarle in mare. Le fotografiamo insieme e le liberiamo subito, e alcune specie, come la patella gigante e la nacchera, sono protette.

La murena è pericolosa?

Non è aggressiva, ma se si sente minacciata può mordere. A bordo la maneggia solo il comandante, e in acqua basta non infilare le mani negli anfratti.

Il pranzo a bordo è fatto con il pescato del giorno?

Sì, il menu dipende da quello che esce dalle nasse. Tra i piatti più frequenti ci sono gli spaghetti al sugo di granchio e il polpo alla stintinese con patate.

Vuoi vedere da vicino i pesci del Golfo dell’Asinara?
Sali a bordo della Motopesca Alex con Davide e Silvia: salpiamo insieme le nasse, impari a riconoscere le specie e pranzi con il pescato del giorno.

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Davide e Silvia

Pescatori professionisti di Stintino. Ogni giorno, a bordo della Motopesca Alex, salpiamo le nasse nel Golfo dell'Asinara e raccontiamo ai nostri ospiti il mare, la pesca artigianale e le tradizioni di questa costa.

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Vivi il pescaturismo all'Asinara

Una giornata intera a bordo della Motopesca Alex: pesca con le nasse, bagni nelle cale del Parco e pranzo con il pescato del giorno. Massimo 12 ospiti.

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Pesca vera con le nasse, le cale più belle del Parco Nazionale dell’Asinara e il pranzo a bordo con il pescato del giorno.