Aggiornato a ottobre 2026
La Tonnara Saline di Stintino è stata per oltre tre secoli e mezzo il cuore economico di questo tratto di costa: qui, a pochi passi dalla torre delle Saline, ogni primavera si calava un grande sbarramento di reti per catturare i tonni rossi in migrazione. I primi documenti risalgono all’inizio del Seicento e l’attività si è fermata definitivamente negli anni Settanta del Novecento.
Per noi che peschiamo ogni giorno nel Golfo dell’Asinara non è una storia lontana. Il paese da cui partiamo è nato anche grazie alla tonnara, e molte parole che usiamo a bordo vengono da quel mondo. In questa guida ti raccontiamo come funzionava la tonnara fissa, chi erano il rais e i tonnarotti, cosa è stata la mattanza, perché la tonnara ha chiuso e cosa puoi vedere oggi al Museo della Tonnara di Stintino.
Ci siamo basati su fonti ufficiali come il Comune di Stintino e il museo: dove non coincidono, te lo diciamo.
In breve
- Dove: la tonnara pescava davanti alla zona delle Saline, a sud del paese; lo stabilimento di lavorazione era vicino alla torre omonima.
- Quando: il primo documento noto è del 1602; la lavorazione si è fermata negli anni Sessanta e la pesca definitivamente negli anni Settanta del Novecento.
- Come: una tonnara fissa, cioè un’isola di reti divisa in camere, guidata dal rais e lavorata dai tonnarotti.
- Oggi: la sua storia si racconta al MuT, Museo della Tonnara, aperto nel 2016 in via Lepanto, a Stintino.
Cos’era la Tonnara Saline di Stintino
Una tonnara fissa non è una barca né un edificio: è un impianto di pesca fatto di reti, cavi, ancore e galleggianti, calato in mare ogni anno nello stesso punto e smontato a fine stagione. A terra c’era lo stabilimento, dove il tonno veniva lavorato e conservato, con i magazzini per le reti e le barche.
Il sito del Museo della Tonnara descrive la tonnara Saline come un vero «edificio acquatico» formato da sei camere comunicanti. Lo stabilimento sorgeva vicino alla torre delle Saline, una delle torri costiere costruite in epoca spagnola per sorvegliare questa costa. La zona prende il nome dalle saline, sfruttate già nel Medioevo e rimaste in funzione fino ai primi decenni del Novecento.

La storia di Stintino e quella della tonnara, scrive il Comune, sono «indissolubilmente legate». Come tutte le grandi tonnare, dava lavoro per mesi a decine di uomini e muoveva un’economia fatta di barche, reti, cordame, carpentieri e commercianti.
La storia della tonnara Saline: dal Cinquecento agli anni Settanta
La pesca del tonno in Sardegna è antichissima. Il Museo della Tonnara ricorda che nel 1587 il mercante cagliaritano Pietro Porta ottenne dal re Filippo II la concessione per calare le prime tonnare lungo la costa occidentale dell’isola, e tra queste c’erano le Saline. Il titolo stesso del capo pesca, rais, viene dall’arabo e significa «capo».
Il primo documento sulla tonnara Saline, secondo il Comune di Stintino, è del 1602 ed è conservato nell’Archivio della Corona d’Aragona a Barcellona. I primi dati sulla produzione, riportati dallo studioso Salvatore Rubino, sono del 1604: quell’anno furono confezionati 2.097 barili di tonno.
Proprietari e direttori: i passaggi principali
Nei secoli la tonnara passò di mano più volte. Ecco le tappe principali secondo il Comune e il museo.
| Anno | Cosa succede |
|---|---|
| 1587 | Pietro Porta ottiene da Filippo II la concessione per le prime tonnare della costa occidentale sarda, tra cui le Saline |
| 1602 | Primo documento noto sulla Tonnara Saline (Archivio della Corona d’Aragona) |
| 1604 | Primi dati sulla produzione: 2.097 barili di tonno confezionati |
| 1654 | Il nobile Gerolamo Vivaldi acquista la tonnara; la famiglia la darà in affitto a diversi imprenditori |
| 1868 | Le famiglie Anfossi, Pretto e Biggio prendono la tonnara in concessione e in seguito la acquistano |
| 1885 | Nasce Stintino: le famiglie lasciano l’Asinara e si stabiliscono vicino alla tonnara |
| 1900–1949 | La tonnara è diretta da Antonio Penco |
| 1949–1969 | Gli succede il nipote, Italo Penco |
| 1964 | Si ferma lo stabilimento di lavorazione; per il museo è l’anno dell’ultima «vera» mattanza |
| 1969–1970 | Una nuova società rimette in mare la tonnara; nel 1970 Agostino Diana diventa rais |
| Anni Settanta | Chiusura definitiva; le strutture murarie vengono vendute per coprire i debiti |
| 1997 | La tonnara viene calata di nuovo, sotto la guida di Agostino Diana |
| 2016 | Apre il MuT, Museo della Tonnara di Stintino |
Sulle date finali le fonti non sono del tutto allineate. Il Museo della Tonnara indica il 1964 come l’anno dell’ultima mattanza «autentica». Il Comune spiega che nel 1969 la tonnara fu ripristinata da una società formata dalla famiglia Anfossi e dall’avvocato Salvatore Greco, e che chiuse definitivamente negli anni Settanta dopo alcune stagioni senza frutto. Il materiale di Monumenti Aperti per Stintino parla di stabilimento attivo fino al 1964 e di tonnarotti in mare fino al 1973.
Dall’Asinara a Stintino: le famiglie del 1885 e la tonnara
Il legame tra il paese e la tonnara nasce già prima di Stintino. Nella prima metà dell’Ottocento a Cala d’Oliva, sull’Asinara, vivevano pescatori arrivati da Camogli, in Liguria. Secondo la ricostruzione storica riportata dal Comune, erano stati attirati anche dalla presenza della Tonnara delle Saline, sulla costa di fronte.
Nel 1885 lo Stato decise di istituire sull’Asinara una stazione sanitaria di quarantena a Cala Reale e una colonia penale agricola. Gli abitanti dell’isola dovettero andarsene: 45 famiglie, di pescatori di origine ligure e di pastori sardi, fondarono il nuovo paese sulla costa, tra due insenature chiamate «Isthintini». Mentre si costruivano le case, trovarono riparo e lavoro vicino al vecchio stabilimento della Tonnara Saline. La vicinanza della tonnara, scrive il Comune, fu probabilmente una delle ragioni più importanti nella scelta del luogo.
Le abbiamo raccontate nella storia di Stintino e nella storia dell’Asinara. Il borgo di Cala d’Oliva lo trovi invece nella guida a Cala d’Oliva e il bunker.
Come funzionava una tonnara fissa
La tonnara fissa sfruttava un comportamento preciso del tonno rosso. In primavera grandi banchi entrano nel Mediterraneo dall’Atlantico e seguono la costa verso le zone di riproduzione. Sul loro percorso si calava un lungo sbarramento di reti che li deviava verso l’isola, il recinto di reti ancorato al fondo.
L’isola era divisa in camere comunicanti, separate da reti che si potevano aprire e chiudere. I tonni passavano da una camera all’altra fino all’ultima, la camera della morte, l’unica con una rete anche sul fondo. Era lì che si svolgeva la mattanza.
La stagione: calata, pesca e salpamento
Il lavoro cominciava a terra, con la preparazione di reti, ancore e barche. Nelle tonnare del Mediterraneo la calata avveniva di solito all’inizio di maggio, con il passaggio dei tonni. A fine stagione tutto veniva salpato, riparato e messo in magazzino per l’anno dopo.
Il rais e i tonnarotti
Il rais era il capo assoluto della tonnara: sceglieva dove calare e decideva quando aprire le camere e iniziare la mattanza. Doveva conoscere il fondale, le correnti, il tempo e le abitudini del tonno. Durante la mattanza dava gli ordini dalla sua barca, la muciara.
I tonnarotti erano gli uomini della ciurma: calavano e sorvegliavano le reti, manovravano le barche, riparavano l’attrezzatura e lavoravano nella mattanza. Molti, come vedremo, cominciavano da ragazzi e imparavano il mestiere dai più anziani, stagione dopo stagione.
L’ultimo rais della Tonnara Saline è stato Agostino Diana. Tonnarotto fin da ragazzo, fu nominato rais nel 1970 da Beppe Anfossi, proprietario della tonnara. Nel 1994 collaborò alla nascita del primo museo della tonnara, «Il ricordo della memoria», e nel 1997 guidò la nuova calata. È scomparso nel novembre 2024, a 90 anni, e il nuovo museo è stato ideato proprio intorno alla sua figura.
La mattanza
Quando nella camera della morte c’erano abbastanza tonni, il rais dava il via. Le barche si disponevano intorno alla camera e i tonnarotti cominciavano a sollevare a mano la rete di fondo. Lo spazio si stringeva, i tonni salivano in superficie e venivano issati a bordo con gli uncini.
Era un lavoro durissimo e pericoloso, fatto di fatica e coordinazione, scandito dai comandi del rais: ordini chiari e perentori, da eseguire tutti insieme. Oggi può impressionare, ed è giusto guardarlo per quello che era: un mestiere di sopravvivenza per intere comunità, regolato da riti, gerarchie e regole precise, in un’epoca in cui il tonno era una delle poche ricchezze del mare.

Le parole della tonnara: piccolo glossario
Ecco i termini principali, molti ancora vivi tra chi lavora in mare.
| Termine | Cosa significa |
|---|---|
| Rais | Il capo della tonnara, responsabile della pesca e degli uomini. La parola viene dall’arabo e significa «capo». |
| Tonnarotti | Gli uomini della ciurma che calavano, sorvegliavano e salpavano la tonnara e lavoravano nella mattanza. |
| Isola | Il grande recinto di reti ancorato al fondo, diviso in camere. |
| Camere | Gli scomparti dell’isola. Per Stintino Sardegna Turismo riporta i nomi di camera grande, bordonarello, bordonaro, camera bastardo, camera di ponente e camera della morte. |
| Camera della morte | L’ultima camera, l’unica chiusa anche sul fondo: è qui che avveniva la mattanza. |
| Muciara | La barca da cui il rais dirigeva le operazioni. |
| Calata | La posa in mare di reti, cavi e ancore all’inizio della stagione. |
| Salpamento | Il recupero di tutto l’impianto a fine stagione. |
| Mattanza | La fase finale della pesca, quando la rete di fondo della camera della morte veniva sollevata e i tonni venivano catturati. |
Perché la tonnara Saline ha chiuso
Nel Novecento la crisi delle tonnare fisse ha colpito tutto il Mediterraneo. Le cause indicate più spesso sono la diminuzione dei tonni, l’inquinamento e la pesca industriale, che intercetta i banchi in mare aperto prima che arrivino sotto costa. Per un impianto che aspetta il pesce sempre nello stesso punto, significa stagioni sempre più povere.
A Stintino la conclusione fu amara. Secondo il Comune, dopo le ultime stagioni infruttuose le strutture murarie furono vendute per risanare i debiti. Nel 1997 un gruppo di imprenditori e di giovani del paese volle riprovarci e la tonnara tornò in mare sotto la guida di Agostino Diana: un ritorno che dice molto di quanto questa storia sia ancora sentita.
Il Museo della Tonnara di Stintino (MuT): cosa vedere
Il MuT, Museo della Tonnara di Stintino, è stato inaugurato il 18 giugno 2016 in via Lepanto, nell’ex stabilimento ALPI. È nato dal lavoro di Salvatore Rubino ed Esmeralda Ughi del Centro Studi sulla Civiltà del Mare, e racconta il metodo tradizionale di pesca del tonno nel Golfo dell’Asinara e la vita di chi ci lavorava. È il posto giusto per capire la storia della tonnara di Stintino.

Nel percorso trovi:
- gli attrezzi usati nella tonnara;
- documenti, diari e vecchi articoli di giornale;
- gli abiti indossati durante la mattanza;
- riproduzioni delle barche e dell’impianto di reti;
- opere di artisti sardi che hanno raffigurato la tonnara;
- video con narrazione in italiano e sottotitoli in inglese.
Il museo ha un calendario di apertura che cambia con la stagione, con aperture serali in estate, e propone visite guidate in italiano e, su prenotazione, in inglese. Orari, biglietti e mostre in corso sono sul sito ufficiale del Museo della Tonnara: controllali prima di andare. Nel borgo ci sono altri luoghi che parlano di questa storia, e li trovi nella nostra guida su cosa vedere a Stintino.
Il consiglio di Silvia
Visita il museo in una giornata di vento, quando il mare non è dei migliori, oppure di sera in estate. Poi fai una passeggiata fino alla torre delle Saline: guardando il mare davanti, con quello che hai appena visto, è più facile immaginare dove si calava la tonnara.
Dal tonno alla bottarga: l’eredità a tavola e nel paese
La tonnara non era solo pesca. Il tonno veniva lavorato a terra e conservato per essere venduto lontano: già nel 1604, come abbiamo visto, si contavano i barili confezionati. Di quell’economia è rimasta una cultura del pesce che a Stintino si sente ancora.
Sardegna Turismo cita tra i piatti del paese la bottarga di tonno, cioè le uova salate ed essiccate, insieme al polpo in agliata e alla stintinese e alla zuppa di aragosta. Se vuoi assaggiare la cucina locale, trovi qualche indicazione nella guida su dove mangiare a Stintino.
L’eredità si vede anche per strada. In paese un grande murale racconta la mattanza: i tonnarotti chini sulle reti e i tonni che affiorano in superficie. La stessa scheda di Sardegna Turismo segnala luglio come periodo ideale per la visita al museo, in concomitanza con la sagra del tonno: date e programma cambiano ogni anno, quindi verifica il calendario degli eventi.
Il tonno rosso oggi: tutela e quote
Il tonno rosso dell’Atlantico orientale e del Mediterraneo oggi è sottoposto a regole molto rigide. Lo gestisce l’ICCAT, la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico, che dal 2018 applica un piano di gestione pluriennale, introdotto con la raccomandazione 18-02 e recepito anche dall’Unione europea.
In sintesi: ogni anno si fissa un limite di cattura, diviso in quote tra i Paesi. L’Italia ripartisce la propria quota tra i diversi sistemi di pesca, comprese le tonnare fisse, che devono essere autorizzate e iscritte in un registro dell’ICCAT. Ci sono poi controlli sulle catture e un sistema di documentazione che segue il tonno fino alla vendita.
Chi vuole vedere oggi una mattanza in Sardegna deve andare nel Sud-Ovest, perché qualche tonnara fissa lavora ancora: secondo Sardegna Turismo, quella dell’Isola Piana di Carloforte e quella di Su Pranu a Portoscuso vengono calate ogni anno tra maggio e giugno. A Stintino, invece, la tonnara oggi vive nella memoria, nel museo e nelle parole di chi va per mare.
La tonnara e il nostro mestiere oggi
Noi non peschiamo il tonno. La nostra è piccola pesca con le nasse: le caliamo la sera, le salpiamo al mattino con gli ospiti a bordo e i pesci sotto taglia tornano subito in mare. Ma il rispetto per il mare e per i suoi tempi, che i tonnarotti conoscevano bene, è quello che cerchiamo di trasmettere a bordo.

In barca raccontiamo spesso questa storia, navigando nel golfo dove per secoli si è calata la tonnara. Se vuoi capire come funziona una giornata di pesca vera, leggi cos’è il pescaturismo. Se stai organizzando il viaggio, ti possono servire anche le nostre guide su come visitare l’Asinara e sulle spiagge di Stintino.

Domande frequenti sulla Tonnara Saline di Stintino
Quando ha chiuso la Tonnara Saline di Stintino?
Lo stabilimento di lavorazione si è fermato nel 1964, anno che il museo indica come quello dell’ultima vera mattanza. La pesca è ripresa nel 1969 ed è cessata definitivamente negli anni Settanta; nel 1997 la tonnara è stata calata di nuovo.
Si può ancora vedere una mattanza a Stintino?
No, a Stintino la tonnara non è più attiva. In Sardegna le tonnare fisse ancora calate si trovano nel Sulcis, a Carloforte e a Portoscuso, tra maggio e giugno.
Dove si trova il Museo della Tonnara di Stintino?
Il MuT è in via Lepanto, a Stintino, nell’ex stabilimento ALPI. Orari e biglietti cambiano con la stagione e sono pubblicati sul sito ufficiale del museo.
Chi era il rais della tonnara?
Era il capo della tonnara: decideva dove calare le reti, quando aprire le camere e quando iniziare la mattanza. L’ultimo rais della Tonnara Saline è stato Agostino Diana, nominato nel 1970.
Cos’è la camera della morte?
È l’ultima camera della tonnara, l’unica chiusa anche sul fondo da una rete. Sollevando quella rete i tonni venivano portati in superficie durante la mattanza.
Che legame c’è tra la tonnara e la nascita di Stintino?
Nel 1885 le famiglie allontanate dall’Asinara si stabilirono vicino alla Tonnara Saline, dove trovarono riparo e lavoro. Secondo il Comune, la presenza della tonnara fu probabilmente una delle ragioni principali della scelta del luogo.
Vuoi conoscere il mare della tonnara da vicino?
Sali a bordo della Motopesca Alex con Davide e Silvia: pesca vera con le nasse nel Golfo dell’Asinara, i racconti del nostro mare e il pranzo con il pescato del giorno.


