Aggiornato a ottobre 2026
Se sali a bordo con noi, la pesca con le nasse è quella che vedrai da vicino, dal primo galleggiante avvistato all’ultima cesta svuotata. Il principio è semplice: caliamo sul fondo delle trappole a forma di cesta con dentro un’esca, le lasciamo lavorare e il giorno dopo le recuperiamo una a una con il verricello, scoprendo insieme a te cosa è entrato.
È una tecnica antica, piena di mestiere nei dettagli. Ed è una delle più selettive della piccola pesca, perché il pescato arriva a bordo vivo e quello che non va trattenuto torna subito in mare.
Noi siamo Davide e Silvia e con le nasse lavoriamo nel Golfo dell’Asinara, a bordo della Motopesca Alex. Qui ti spieghiamo come funzionano e cosa puoi fare tu, da ospite, durante la salpata.
In breve
- La nassa è una trappola a cesta con un’imboccatura a imbuto: entrare è facile, uscire quasi impossibile.
- Si innesca, si cala sul fondo, si segnala in superficie con un galleggiante e di solito si recupera il giorno dopo.
- Il pescato arriva vivo e intero: per questo il sotto taglia può tornare subito in mare.
- Nel nostro mare escono soprattutto polpi, granchi, seppie e pesce da zuppa.
- Da ospite non serve esperienza: guardi, fai domande e, se vuoi, con i guanti dai una mano a svuotare le nasse.
Cos’è una nassa e com’è fatta
Una nassa è una gabbia, o una cesta, che si appoggia sul fondo del mare. Può essere cilindrica, a campana, a tronco di cono o squadrata: la forma cambia da zona a zona e in base a quello che si vuole pescare.
Il segreto è l’imboccatura a imbuto. L’ingresso è largo verso l’esterno e si stringe verso l’interno: il polpo o il granchio, attirati dall’esca, scivolano dentro senza fatica, ma una volta nella camera interna non ritrovano la strada per uscire. Alcune nasse hanno più di un imbuto, e quasi tutte hanno uno sportello per svuotarle.

Cosa dicono le norme
Il Regolamento (CE) n. 1967/2006 sulla pesca nel Mediterraneo definisce le trappole come «attrezzi da pesca fissati o sistemati sul fondo e che agiscono come una trappola per catturare specie marine».
In Italia, il decreto ministeriale del 7 dicembre 2016 sulla piccola pesca e la piccola pesca artigianale elenca nasse e cestelli tra gli attrezzi della piccola pesca artigianale, praticata con barche lunghe meno di 12 metri entro le 12 miglia dalla costa.
I materiali: dal giunco alla rete sintetica
Per secoli le nasse si sono costruite a mano con fibre vegetali intrecciate, come giunco, vimini e canna, oppure con telai di legno e spago. Alcune sono ancora conservate nei musei della marineria.
Oggi la maggior parte delle nasse ha un telaio metallico o plastico rivestito di rete sintetica: dura di più, si ripara in fretta e regge il lavoro di tutti i giorni. La ricerca guarda avanti: l’ISPRA ha raccontato un progetto sulle nasse di profondità in Sardegna che sperimenta rivestimenti biodegradabili, per ridurre il danno delle nasse perse in mare.
Come funziona la pesca con le nasse, passo dopo passo
L’innesco
Prima della calata si mette l’esca dentro ogni nassa. Serve qualcosa che in acqua rilasci odore, di solito pesce: è la scia trasportata dalla corrente che richiama le prede verso l’imboccatura. L’esca giusta cambia con la specie che si cerca e con la stagione.
La calata
Le nasse si possono calare una per una oppure in serie, legate con spezzoni a una cima principale. La barca procede piano e le nasse scivolano fuori bordo una dopo l’altra. Scegliere il punto giusto, il tipo di fondale e la profondità è metà del mestiere: è qui che conta l’esperienza.

La segnalazione in superficie
Ogni serie di nasse è collegata a un galleggiante, spesso con una bandierina, che resta in superficie a segnare il punto. Serve a noi per ritrovarle e a chi naviga per sapere che lì sotto c’è un attrezzo da pesca. Le norme europee sul controllo della pesca chiedono che gli attrezzi passivi siano segnalati da boe che permettono di risalire alla barca a cui appartengono.
Il tempo in acqua
Di solito le nasse restano sul fondo per una notte. Da noi funziona così: rientrando in porto caliamo le nasse per il giorno seguente, e la salpata la facciamo con gli ospiti a bordo. Con il mare grosso, però, è il meteo a decidere quando si torna a prenderle.
La salpata con il verricello
La salpata è il recupero. Si aggancia il galleggiante, si passa la cima nel verricello, un argano a motore che tira su il peso al posto delle braccia, e le nasse arrivano a bordo una dopo l’altra. A poppa si aprono, si svuotano, si rinnova l’esca e si sistemano per la calata successiva.

Ecco le fasi, e cosa vedrai in ognuna.
| Fase | Cosa succede | Cosa vedi da ospite |
|---|---|---|
| Preparazione | Si controllano nasse, cime e galleggianti | Le nasse impilate a poppa, pronte per il lavoro |
| Innesco | L’esca va dentro ogni nassa | Come si innesca e perché si sceglie un’esca invece di un’altra |
| Calata | Le nasse scendono sul fondo, in serie | La cima che corre fuori bordo e il galleggiante che resta a segnare il punto |
| Tempo in acqua | Di solito una notte: le prede entrano attirate dall’esca | Niente: succede tutto sul fondo, mentre noi siamo a terra |
| Salpata | Il verricello riporta a bordo le nasse una per una | Ogni nassa che emerge dall’acqua, il momento più atteso |
| Svuotamento e selezione | Si apre lo sportello, si separa il pescato, si rilascia il sotto taglia | Polpi, granchi e seppie da vicino, e il rilascio in mare |
| In cucina | Il pescato trattenuto passa a Silvia | Il pranzo che nasce da quello che hai appena visto uscire |
Perché la pesca con le nasse è una tecnica selettiva
Una rete da posta trattiene tutto quello che ci resta impigliato. La nassa, invece, è una stanza chiusa: chi entra resta vivo e intero fino alla salpata.
Quello che è sotto taglia, o che non va trattenuto, torna subito in mare, davanti agli ospiti. Le norme europee fissano taglie minime per molte specie del Mediterraneo, e rispettarle per noi è il minimo: il pesce di domani dipende da quello che lasciamo crescere oggi.

Lo confermano anche i dati. Uno studio del CNR-IRBIM nell’Adriatico ha confrontato nasse e tramagli nella piccola pesca: le nasse hanno prodotto molti meno scarti, non hanno catturato le specie sensibili finite nelle reti e hanno pescato le seppie in modo comparabile. I ricercatori sottolineano anche che gli organismi indesiderati tolti dalle nasse hanno buone probabilità di sopravvivere.
Cosa si pesca con le nasse nel nostro mare
«Cosa troveremo oggi?». La risposta onesta è che non lo sappiamo: il pescato cambia con la stagione, la temperatura dell’acqua e il vento. Con le nasse, nelle acque del Golfo dell’Asinara, escono più spesso:
- polpi, i veri protagonisti di molte salpate;
- granchi, che finiscono nel sugo degli spaghetti;
- seppie, soprattutto in alcuni periodi dell’anno;
- pesce da zuppa, come gli scorfani e altre specie di fondale;
- e qualche sorpresa, come paguri, stelle marine o una murena, che quasi sempre tornano in acqua.


Se vuoi imparare a riconoscerli, abbiamo scritto una guida ai pesci del Golfo dell’Asinara. E se ti chiedi che fine fanno polpi e granchi, la risposta è nei piatti tipici della cucina stintinese, a partire dal polpo con le patate.
La nassa nella tradizione del Mediterraneo
La nassa è uno degli attrezzi da pesca più antichi e diffusi al mondo. Nel Mediterraneo ne parlava già Oppiano, poeta greco del II secolo d.C.: nel suo poema sulla pesca, gli Halieutica, divide i pescatori tra chi usa l’amo, chi le reti, chi il tridente e chi, appunto, le nasse.
Da allora la sostanza è cambiata poco. Ogni marineria ha adattato forme e nomi ai suoi fondali, e le nasse sono rimaste lo strumento di chi pesca vicino alla costa con barche piccole. Anche per questo le mostriamo con piacere a chi sale a bordo per un pescaturismo.
La salpata vista da ospite: cosa vedi e cosa puoi fare
Per molti ospiti è il momento più bello della giornata: le nasse salgono una dopo l’altra, Davide le apre e racconta cosa c’è dentro. Puoi limitarti a guardare, oppure:
- fare tutte le domande che vuoi su quello che esce dalle nasse;
- fotografare e filmare, restando nella posizione che ti indichiamo;
- con i guanti, aiutare a svuotare le nasse e a sistemare il pescato nelle ceste;
- rimettere in mare, insieme a noi, quello che non va trattenuto.

Sicurezza durante la salpata
Una barca da pesca è un posto di lavoro. Bastano poche regole di buon senso:
- resta dove ti indica l’equipaggio, lontano dal verricello e dalle cime in tensione;
- usa i guanti se maneggi il pescato: i granchi pizzicano e alcune specie, come lo scorfano, hanno spine pungenti;
- il ponte bagnato scivola, quindi muoviti con calma e tieniti agli appigli;
- i bambini partecipano volentieri, ma sempre con un adulto accanto.
Il consiglio di Davide
«Durante la salpata mettiti di lato, non alle spalle di chi lavora: vedi meglio tu e lavoriamo meglio noi. E tieni il telefono ben stretto o in tasca: quello che cade in mare dalla poppa non torna su.»
Come si svolge il resto della giornata, tra bagno nelle cale, pranzo e sosta all’Asinara, lo trovi nella pagina sull’esperienza di pescaturismo a Stintino.
Nasse, tramaglio e palamito: le differenze in breve
Nella piccola pesca costiera le nasse convivono con altri attrezzi tradizionali, che funzionano in modo molto diverso.
| Attrezzo | Come funziona | Come arriva il pescato |
|---|---|---|
| Nasse | Trappole con esca calate sul fondo: le prede entrano e non trovano l’uscita | Vivo e intero, facile da selezionare e rilasciare |
| Tramaglio | Rete da posta a tre pannelli sovrapposti: uno interno a maglia fine e due esterni a maglia larga | Impigliato nelle maglie, va liberato a mano |
| Palamito | Una lunga lenza madre con tanti braccioli e ami innescati, calata sul fondo o a mezz’acqua | Allamato, cioè preso all’amo |
A bordo della Motopesca Alex, durante il pescaturismo, la tecnica che vedrai all’opera è la nassa. Se vuoi sapere come siamo arrivati a questo lavoro, ti raccontiamo tutto nella nostra storia di pescaturismo a Stintino.
Domande frequenti sulla pesca con le nasse
Le nasse fanno soffrire i pesci?
Dentro la nassa gli animali restano vivi fino alla salpata, per questo possiamo rimettere in mare in buone condizioni tutto quello che non va trattenuto.
Quanto tempo restano in acqua le nasse?
Di solito una notte: le caliamo al rientro e le salpiamo il giorno dopo con gli ospiti. Se il mare è troppo mosso, possono restare sul fondo più a lungo.
Posso aiutare a salpare le nasse?
Sì, se vuoi. Ti diamo i guanti e ti spieghiamo cosa fare; il verricello e le cime restano compito dell’equipaggio.
Cosa succede al pescato?
Il sotto taglia e le specie da non trattenere tornano subito in mare. Il resto passa in cucina e diventa il pranzo a bordo.
La salpata delle nasse è adatta ai bambini?
Sì, spesso sono i più entusiasti. Devono sempre stare con un adulto e seguire le indicazioni dell’equipaggio.
Vuoi vedere la salpata delle nasse dal vivo?
Sali a bordo della Motopesca Alex con Davide e Silvia: la salpata delle nasse, il bagno nelle cale dell’Asinara e il pranzo con il pescato del giorno.


