Aggiornato a ottobre 2026
Nell’estate del 1985 Falcone e Borsellino all’Asinara non erano in vacanza. Dopo gli omicidi dei poliziotti Beppe Montana e Ninni Cassarà, i due giudici istruttori di Palermo furono trasferiti con le loro famiglie sull’isola-carcere per motivi di sicurezza. Alloggiarono nella foresteria di Cala d’Oliva e lì lavorarono per circa un mese alle carte che, a novembre, sarebbero diventate l’ordinanza di rinvio a giudizio del Maxiprocesso.
Per noi, che lavoriamo ogni giorno nelle acque del Parco, l’Asinara è soprattutto mare, asini bianchi e cale. Ma è anche un’isola che ha custodito pagine pesanti della storia italiana, e questa è una di quelle che meritano di essere raccontate con precisione e rispetto.
In questo articolo mettiamo in fila quello che le fonti ufficiali e le testimonianze dei protagonisti permettono di dire con certezza: perché furono portati qui, chi c’era, dove vissero, cosa scrissero e cosa resta oggi a Cala d’Oliva. Dove le ricostruzioni non coincidono, te lo diciamo.
In breve
- Quando: agosto 1985, per circa un mese secondo l’Ente Parco.
- Perché: per proteggerli dopo gli omicidi di Beppe Montana (28 luglio) e Ninni Cassarà (6 agosto), nel pieno dell’istruttoria contro Cosa nostra.
- Chi: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con le loro famiglie, tra cui Francesca Morvillo, Agnese Borsellino e i tre figli.
- Dove: nella ex foresteria di Cala d’Oliva, la casa rossa sul mare, oggi caserma del Corpo forestale regionale.
- Cosa: il lavoro sull’istruttoria del Maxiprocesso, la cui ordinanza-sentenza fu depositata l’8 novembre 1985.
Perché Falcone e Borsellino furono trasferiti all’Asinara
A Palermo l’estate del 1985 fu durissima. Il 28 luglio la mafia uccise a Porticello il commissario Giuseppe “Beppe” Montana, capo della sezione Catturandi della Squadra mobile. Dieci giorni dopo, il 6 agosto, toccò al vicequestore Antonino “Ninni” Cassarà e all’agente Roberto Antiochia, uccisi in viale Croce Rossa. Cassarà era uno stretto collaboratore di Giovanni Falcone, come ricorda la Polizia di Stato nella sua pagina dedicata ai caduti di quell’estate.
Il pool antimafia dell’Ufficio istruzione, guidato da Antonino Caponnetto, stava chiudendo l’istruttoria più grande mai fatta contro Cosa nostra. Il rischio di un attentato contro i giudici era considerato concreto. Caponnetto raccontò anni dopo che il vero motivo del trasferimento era un allarme preciso, tenuto riservato all’epoca, e che la partenza fu decisa con la massima urgenza.
Serviva un luogo lontano da Palermo e difficile da raggiungere. L’Asinara, allora interamente occupata dall’amministrazione penitenziaria e chiusa al pubblico, lo era. Come scrive l’Ente Parco, le sue «misure di sicurezza estreme» la rendevano adatta a ospitare provvisoriamente i due magistrati.
Chi c’era all’Asinara nell’estate del 1985
Non partirono da soli. Con Paolo Borsellino c’erano la moglie Agnese e i figli Lucia, Manfredi e Fiammetta. Con Giovanni Falcone c’era Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e secondo i ricordi della famiglia Borsellino anche la madre di lei.
Lucia Borsellino, che allora era adolescente, ha raccontato il viaggio: la destinazione comunicata solo durante il volo, l’arrivo in Sardegna in aereo e poi la traversata verso l’isola con un motoscafo della polizia penitenziaria. Sull’Asinara, in quegli anni, vivevano soltanto gli agenti con le loro famiglie, il personale del carcere e i detenuti.

La casa di Falcone e Borsellino a Cala d’Oliva: la foresteria
Il nome corretto dell’edificio è quello usato dall’Ente Parco: Ex Foresteria di Cala d’Oliva. Le famiglie e i giornali la ricordano come la “casa rossa” o la “villetta rossa”: una costruzione affacciata sul mare, ai margini del borgo che allora era il cuore della colonia penale.
Cosa dice l’Ente Parco
Nella pagina sulla storia dell’Asinara del Parco Nazionale si legge: «Nel 1985 i due magistrati soggiornano con le loro famiglie per circa un mese presso l’Ex Foresteria di Cala d’Oliva, oggi caserma del Corpo Forestale della Regione Sardegna».

Cala d’Oliva non era un luogo qualunque. Qui aveva sede la Diramazione centrale della colonia penale, il borgo più grande dell’isola carceraria. Se vuoi capire com’era organizzato il borgo, ne parliamo nell’articolo su Cala d’Oliva e il bunker.
Quanto durò il soggiorno all’Asinara
Sulla durata le fonti non coincidono del tutto, e preferiamo dirlo. L’Ente Parco parla di circa un mese. Caponnetto e lo stesso Borsellino, in un’intervista televisiva del 1992, collocarono il soggiorno nel mese di agosto, fino alla fine del mese.
I figli di Borsellino, nelle loro testimonianze più recenti, ricordano invece una permanenza più lunga per una parte della famiglia: Lucia e Fiammetta rientrarono prima a Palermo, mentre il padre sarebbe rimasto sull’isola con la moglie e Manfredi fino ai primi di ottobre. Le date esatte di arrivo e partenza, quindi, restano incerte.
Cosa scrissero sull’isola: l’istruttoria del Maxiprocesso
I primi giorni furono i più difficili. Secondo i ricordi raccolti in seguito, all’arrivo i due giudici erano senza i fascicoli e dovettero aspettare che gli incartamenti arrivassero da Palermo. Chi era con loro li ricorda impazienti di tornare in ufficio.
Quando le carte arrivarono, il lavoro riprese a ritmo serrato, fino a notte fonda. Era la parte finale dell’istruttoria che portò all’ordinanza-sentenza di rinvio a giudizio, firmata dall’Ufficio istruzione e depositata l’8 novembre 1985. Il procedimento è passato alla storia con il nome del primo imputato in ordine alfabetico: “Abbate Giovanni + 706”.
Su quell’atto si costruì il Maxiprocesso, che si aprì il 10 febbraio 1986 nell’aula bunker costruita all’interno del complesso dell’Ucciardone, a Palermo. Il primo grado si chiuse il 16 dicembre 1987 con 19 ergastoli. Il 30 gennaio 1992 la Cassazione confermò l’impianto dell’accusa.

Il conto del soggiorno: un episodio documentato
Finita l’emergenza, ai due magistrati fu chiesto di pagare il soggiorno: vitto e alloggio per loro e per i familiari. L’episodio lo ha raccontato lo stesso Paolo Borsellino nell’intervista concessa nel 1992 al giornalista Lamberto Sposini. Spiegò che non si era trattato di somme eccessive, ma che non lo aveva trovato giusto.
Ne parlarono anche Caponnetto e, più tardi, i figli di Borsellino, che ricordano come il padre raccontasse la cosa con ironia. Non aggiungiamo cifre: le ricostruzioni giornalistiche riportano importi diversi, e il senso dell’episodio non cambia.
Cronologia essenziale: Falcone e Borsellino e l’Asinara
Ecco le date principali, verificate su fonti istituzionali e giornalistiche. Per il soggiorno indichiamo solo il mese, perché le fonti non concordano sui giorni.
| Data | Cosa accadde |
|---|---|
| 1885 | Il Parlamento approva l’istituzione di una colonia penale agricola e di un lazzaretto sull’Asinara: gli abitanti vengono allontanati. |
| Anni Settanta | Il carcere viene potenziato e alcune diramazioni diventano sede del supercarcere. |
| 28 luglio 1985 | A Porticello viene ucciso il commissario Beppe Montana. |
| 6 agosto 1985 | A Palermo vengono uccisi Ninni Cassarà e l’agente Roberto Antiochia. |
| Agosto 1985 | Falcone e Borsellino vengono trasferiti con le famiglie all’Asinara, nella foresteria di Cala d’Oliva, per circa un mese. |
| 8 novembre 1985 | Deposito dell’ordinanza-sentenza di rinvio a giudizio del Maxiprocesso. |
| 10 febbraio 1986 | Si apre il Maxiprocesso nell’aula bunker dell’Ucciardone. |
| 16 dicembre 1987 | Sentenza di primo grado, con 19 ergastoli. |
| 30 gennaio 1992 | La Corte di Cassazione conferma le condanne. |
| 23 maggio e 19 luglio 1992 | Le stragi di Capaci e di via D’Amelio. |
| 1997 | Nasce il Parco Nazionale dell’Asinara. |
| 4-5 ottobre 2025 | Quarant’anni dopo, l’Associazione Nazionale Magistrati ricorda il soggiorno con due giornate sull’isola, alla presenza di Lucia e Manfredi Borsellino. |
Il legame con la storia carceraria dell’Asinara e con Fornelli
Il soggiorno dei due giudici si capisce solo dentro la lunga storia dell’isola come luogo di detenzione. Dal 1885 l’Asinara fu una colonia penale agricola, divisa in una decina di diramazioni sparse sul territorio. Dagli anni Settanta alcune strutture furono trasformate in carcere di massima sicurezza, dove furono rinchiusi esponenti di Cosa nostra, della camorra, del terrorismo e del banditismo sardo.
La struttura più nota di quel periodo è il supercarcere di Fornelli, nella parte meridionale dell’isola, a circa 25 chilometri di strada da Cala d’Oliva. Ne raccontiamo la storia in Fornelli, storia e segreti del supercarcere. C’è un paradosso che colpisce chi visita l’isola: lo stesso sistema di sicurezza pensato per custodire i boss servì, per alcune settimane, a proteggere i magistrati che li stavano portando a processo.
Il carcere chiuse progressivamente, anche dopo le proteste della comunità locale, e nel 1997 nacque il Parco Nazionale. Se vuoi il quadro completo, dalle origini ai giorni nostri, trovi tutto nella nostra guida alla storia dell’Asinara. E se ti incuriosisce l’esodo del 1885, che portò alla fondazione del nostro paese, leggi la storia di Stintino.

Cosa si può vedere oggi a Cala d’Oliva
La foresteria esiste ancora, ma non è una casa museo: secondo l’Ente Parco è oggi una caserma del Corpo forestale della Regione Sardegna. Si osserva dall’esterno, con il rispetto che si deve a un edificio in uso e al suo significato.
Sull’edificio è stata posta una targa con due frasi. Una è di Borsellino: «Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola». L’altra è di Falcone: «La mafia non è affatto invincibile: è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine».
Nel borgo di Cala d’Oliva l’ex Diramazione centrale ospita oggi l’Osservatorio della Memoria del Parco. Passeggiando tra le strade del paese si riconoscono ancora gli edifici della vita di allora, oggi in gran parte disabitati: l’infermeria, la scuola, il caseificio, la falegnameria, persino un piccolo cinema. Altri luoghi dell’isola da non perdere sono raccolti nella guida su cosa vedere all’Asinara.
Il consiglio di Silvia
Se questa storia ti interessa, visita Cala d’Oliva con una guida autorizzata del Parco. Ti aiuta a leggere il borgo e i suoi edifici, che da soli dicono poco. E fermati un momento davanti alla casa rossa, senza fretta: è un luogo che si capisce meglio in silenzio.

Come raggiungere Cala d’Oliva
Cala d’Oliva si trova sulla costa orientale dell’Asinara, nella parte nord dell’isola. Ci si arriva con le escursioni degli operatori autorizzati del Parco o con i mezzi a noleggio disponibili sull’isola. Orari dei traghetti, punti di imbarco e modalità di visita li trovi nella nostra guida su come visitare l’Asinara.
Domande frequenti
Dove alloggiarono Falcone e Borsellino all’Asinara?
Nell’ex foresteria di Cala d’Oliva, la casa rossa affacciata sul mare. Oggi l’edificio è una caserma del Corpo forestale della Regione Sardegna.
Perché Falcone e Borsellino andarono all’Asinara?
Per motivi di sicurezza, dopo gli omicidi di Beppe Montana e Ninni Cassarà nell’estate del 1985. Sull’isola, allora carcere di massima sicurezza, poterono continuare il lavoro sul Maxiprocesso.
Quanto tempo restarono sull’isola?
Circa un mese nell’agosto 1985, secondo l’Ente Parco. Alcune testimonianze dei familiari parlano di una permanenza più lunga per una parte della famiglia Borsellino.
Si può visitare la casa di Falcone e Borsellino?
Si può vedere dall’esterno, a Cala d’Oliva, ma non è una casa museo. Sull’edificio c’è una targa con due frasi dei magistrati.
È vero che pagarono il conto del soggiorno?
Sì. Lo raccontò lo stesso Paolo Borsellino nel 1992: disse che la somma non era eccessiva, ma che non lo aveva trovato giusto.
L’Asinara vista dal mare
Con Davide e Silvia navighi lungo la costa del Parco a bordo della Motopesca Alex, tra pesca con le nasse, cale e la sosta a terra a Cala Reale.


